Parco degli Antenati (Padula, Salerno) Famiglia Bigotti, di Sala Consilina, dal XIV al XX secolo Si ha notizia della presenza della nobile famiglia Bigotti o Bigotto a Sala, ora Sala Consilina, in provincia di Salerno, fin dalla prima metà del XIV secolo, essendo “munita di larghe sostanze patrimoniali, fiorita soprattutto nel Settecento, infine estintasi intorno alla prima metà del secolo scorso”. Nei documenti più antichi il cognome è scritto Bigocti, Bigocto o Biocta.
Nel 1393, il Monastero di San Lorenzo ha ricevuto in donazione dal nobile Matteo Bigotto o Mazzeo Bigotto, della Terra di Sala, “due cesine” ubicate nella predetta località, “nella contrada dove si dice Signano”.
All’epoca della fondazione della Certosa di San Lorenzo, a Padula (XIV secolo), la famiglia Bigotti possedeva un pezzo di territorio nella zona, che è stato ceduto e divenne nel tempo dominio del suddetto monastero.
Nel XV secolo, la famiglia Bigotti si distinse già come benefattrice della Certosa di San Lorenzo, in Padula. Fin dai tempi antichissimi e immemorabili, contemporaneamente alla fondazione della Certosa di Padula, la famiglia Bigotti possedeva all’interno del monastero una cappella, intitolata Lo Capitolo, con un grande dipinto raffigurante l’adorazione dei Re Magi, nel luogo chiamato Inclaustro piccolo della Terra Santa. Talvolta, questa cappella veniva chiamata Cappella di San Lorenzo o Cappella Bigotti. Sopra la porta della cappella si leggeva la scritta Caritas omnia suffert. La Cappella Bigotti è sempre stata dotata di numerosi beni immobili e denaro, oltre alle donazioni fatte dai membri della famiglia al monastero stesso.
La Cappella del Capitolo, appartenente alla famiglia Bigotti, si trovava vicino alla cappella della Famiglia Sanseverino, Serenissimi Principi di Salerno e Conti di Marsico. All’interno della Cappella del Capitolo si trovava la tomba della famiglia, con jus sepeliendi, sopra di esso era scolpito a mano lo stemma dei Bigotti su una lastra di marmo, descritta come: “in mezzo di un campo un levriero e tre sbarre di sotto”.
A causa della loro lealtà ai Re d’Aragona, Giovanni Antonio Bigotti e la sua famiglia subirono una persecuzione straordinaria da parte dei Principi di Salerno, che, in due occasioni, ordinarono il saccheggio delle loro case nella Terra di Sala e l’arresto del figlio, che aveva solo 16 anni, condannato a essere decapitato davanti ai genitori nella Terra di Diano (l’odierna Teggiano). Tuttavia, grazie all’intervento di Federico d’Aragona, Re di Napoli, il giovane fu liberato dalle mani del Principe di Salerno.
Secondo la leggenda, Giovanni Antonio Bigotti si impegnò a fondo per garantire che il castello di Sala venisse conquistato dagli Aragonesi nel 1497. Con un atto del 1498, Giovanni Antonio Bigotti riacquistò il feudo di S. Angelo dall’Università di Sala, situata non lontano da quest’ultima.
La figura più eminente della famiglia fu il Barone Giovanni Antonio Bigotti, che presumibilmente consolidò il diritto di sepoltura nella Certosa di San Lorenzo, a Padula,, dove fu sepolto.
Nonostante i lavori di ampliamento effettuati nel XVIII secolo presso la Certosa di San Lorenzo, a Padula, la lapide in marmo bianco del XV secolo, con lo stemma della famiglia Bigotti, è ancora visibile sul pavimento della Sala delle Campane. Sulla lapide sono incisi anche i nomi dei membri della famiglia Bigoctis: Antonio, arciprete di Sala; Pandolfo, Giovanni Antonio e Giovanni.
Nel 1516, il Magnifico Lionetto Bigotti (figlio del barone Giovanni Antonio Bigotti) ha donato e regalato al monastero di Padula un horto o giardino adiacente alla casa dei Bigotti, a Sala, dove i certosini costruirono una Grancia.
Nel corso dei secoli, i defunti della famiglia Bigotti venivano sempre traslati da Sala per essere sepolti nella tomba situata nella cappella jus patronatus della famiglia, all’interno della Certosa di San Lorenzo, a Padula. Tuttavia, alla morte del chierico Domenico Bigotti, il Reverendo Padre Priore del suddetto monastero non permise che il suo corpo venisse deposto nella tomba. Di conseguenza, il Magnifico Giuseppe Bigotti, padre del defunto, insieme al Reverendo Abate Pietro Antonio Bigotti, U.J.D. Carlo Bigotti, Dottor Matteo Bigotti e altri membri della famiglia hanno intentato una causa contro i monaci della Certosa, nel 1669, presso la Corte Vescovile di Cappaccio. Le tensioni nei rapporti di lunga data tra la famiglia Bigotti e i Certosini continuarono anche nel secolo successivo.
Nel XVIII secolo, la famiglia Bigotti godeva ancora di una “posizioni di ampio prestigio, che consentirono di poter incrementare notevolmente le opere architettoniche di loro proprietà. È di questo período, infatti, l’ampiamento del palazzo residenziale, la costruzione della Cappella di S. Giuseppe ed una nuova ‘villa’ in località Profica, immediatamente fuori le mura della cittadina valdianese. In questi anni, impreziosirono ricamente le due cappelle gentilizie di cui erano proprietari, quelle di S. Giuseppe e S. Leone, non solo con decorazioni ed arredi finissime, ma anche con rendite che ne consentivano il mantenimento ed il relativo funzionamento”.
Situata precisamente sull’attuale Via Cavour, in Sala Consilina, significativo esempio di barocco meridionale, la cappella della famiglia Bigotti, dedicata a Gesù, Maria e Giuseppe, fu eretta nel 1735 dal canonico Giuseppe Bigotti, ma in seguito divenne nota semplicemente come Cappella di San Giuseppe. Sopra la porta d’ingresso della cappella si trova lo stemma della famiglia Bigotti.
L’ex Palazzo Bigotti, in Sala Consilina, oggi in rovina, sorgeva su un terreno adiacente alla Grancia di San Lorenzo. Gli eredi Bigotti erano ancora proprietari dell’immobile fino all’inizio del XX secolo, ma fu parzialmente venduta.
Lo stemma della famiglia Bigotti è ancora visibile oggi, scolpito nella pietra, su uno dei archi del balcone di Palazzo Cestari, a Montesano sulla Marcellana, così come in uno degli affreschi sul soffitto dell’ingresso al cortile interno del palazzo.
Carlos Alberto da Silveira Isoldi Filho, residente in Brasile e discendente della famiglia Bigotti, rende omaggio a questa famiglia, di grande importanza per la storia di Padula.